Quando parlo di personal branding nei miei corsi e webinar, la prima reazione che incontro è quasi sempre la stessa: un misto di interesse e resistenza. Interesse perché tutti intuiscono che avere una presenza digitale riconoscibile sia importante. Resistenza perché l’idea di “vendersi” mette a disagio. Come se costruire un’immagine professionale fosse qualcosa di artificioso, di poco autentico.
Partiamo da qui. Il personal brand non è una maschera. È esattamente il contrario.
Jeff Bezos lo ha detto in modo molto diretto: il tuo personal brand è ciò che dicono di te quando non sei nella stanza. E Riccardo Scandellari, uno dei maggiori esperti italiani sull’argomento, lo definisce come l’atto di gestire il modo in cui una persona vuole essere percepita da chi la incontra, online e offline.
Il punto chiave è quel “gestire”. Non inventare, non recitare. Gestire. Scegliere con consapevolezza come ti presenti, cosa condividi, quale spazio occupi nel tuo settore. Perché che tu lo faccia o meno, le persone si faranno comunque un’idea di te. La domanda è: vuoi contribuire attivamente a costruire quella percezione, oppure lasciare che si formi da sola?
Perché il personal branding conta
Costruire una marca personale solida serve a tre cose fondamentali.
La prima è il vantaggio competitivo. In settori affollati, come il Food & Beverage, il marketing digitale, la consulenza, la formazione, avere un’identità chiara e distintiva ti aiuta a emergere. Non perché tu debba essere migliore di tutti, ma perché devi essere riconoscibile per le persone giuste.
La seconda è la visibilità. Una comunicazione coerente nel tempo amplia la tua rete, attira opportunità e ti mette davanti a un pubblico che altrimenti non ti avrebbe mai trovato.
La terza è la credibilità. La fiducia si costruisce quando ciò che comunichi è autentico e coerente con quello che fai davvero. Non puoi comprarla. Puoi solo guadagnartela, nel tempo, attraverso i contenuti e le relazioni.
Da dove si parte: capire chi sei davvero
Prima di pensare ai post, alle piattaforme o agli strumenti, c’è un passaggio che non si può saltare: l’autovalutazione.
Ti chiedo di fermarti un momento e rispondere a tre domande.
Quali sono le competenze che ti distinguono nel tuo ambito professionale? Non quelle che hai sul curriculum — quelle che usi davvero ogni giorno, quelle in cui le persone ti cercano quando hanno un problema.
Quali sono i valori che guidano le tue scelte professionali? Quei principi che non sei disposto a mettere in discussione nemmeno quando sarebbe conveniente farlo.
Quali sono le attività che ti danno energia? Quelle che faresti anche se nessuno ti pagasse, perché ti appassionano davvero.
Queste tre risposte sono la base di un personal brand autentico. Tutto il resto — tono di voce, temi dei contenuti, tipo di clienti che vuoi attrarre — viene da lì.
La dichiarazione di posizionamento: una frase che cambia tutto
Uno degli esercizi che propongo nei miei seminari è costruire la propria dichiarazione di posizionamento. È una frase. Una sola, chiara e diretta, che risponde a questa domanda: perché qualcuno dovrebbe scegliere te?
La struttura è questa: “Aiuto [CHI] a [FARE COSA] attraverso [COME] perché [PERCHÉ È IMPORTANTE].”
Il chi è il tuo pubblico ideale. Non “tutti”, non “le aziende”: una categoria specifica, con caratteristiche precise.
Il fare cosa è il risultato o la trasformazione che offri. Non l’elenco dei tuoi servizi, ma il cambiamento concreto che porti nella vita o nel lavoro di chi ti sceglie.
Il come è il tuo metodo o approccio distintivo. Quello che ti differenzia da chi fa una cosa simile alla tua.
Il perché è importante è la motivazione più profonda, il valore in cui credi e che guida il tuo lavoro.
Costruire questa frase richiede tempo e onestà. Ma una volta che ce l’hai, tutto il resto diventa molto più semplice: sai a chi parli, sai cosa comunicare, sai come posizionarti.
Identità visiva e presenza online: coerenza prima di tutto
Una volta che hai chiarito chi sei e cosa offri, puoi passare agli strumenti. E il primo strumento di cui hai bisogno è un’identità visiva coerente.
Questo non significa necessariamente avere un brand book da cinquanta pagine. Significa scegliere una palette di colori, un tipo di immagini, un font, un tono, e usarli in modo consistente su tutti i canali. La coerenza visiva facilita il riconoscimento. Dopo un po’, le persone riconoscono un tuo post ancora prima di leggere il nome.
Per quanto riguarda la presenza online, il principio è: non essere ovunque, sii strategica. Scegli le piattaforme in base a dove si trova il tuo pubblico e a cosa funziona per il tipo di contenuti che vuoi produrre. Meglio essere eccellente su due canali che dispersiva su cinque.
LinkedIn e Instagram: due strumenti complementari
Nel contesto del personal branding digitale, LinkedIn e Instagram svolgono ruoli diversi e complementari.
LinkedIn è il tuo hub di autorevolezza. Non è solo un curriculum online — è il luogo dove ti posizioni come esperto nel tuo settore, costruisci credibilità attraverso contenuti di valore e intercetti chi sta cercando esattamente quello che offri. I contenuti che funzionano meglio su LinkedIn sono quelli che prendono posizione: opinioni sui trend del settore, case study con risultati concreti, list post con consigli pratici, storytelling professionale. L’algoritmo premia le conversazioni autentiche, i contenuti originali scritti direttamente in piattaforma, e la costanza nella pubblicazione. Un accorgimento tecnico ma importante: non inserire link esterni nei primi minuti dopo la pubblicazione, perché LinkedIn tende a penalizzare i post che portano gli utenti fuori dalla piattaforma.
Instagram, invece, è il tuo spazio di connessione umana. Se LinkedIn dice “ecco cosa so fare”, Instagram dice “ecco chi sono e come lavoro”. Ti permette di mostrare la tua personalità, il dietro le quinte del tuo lavoro, i tuoi valori in azione. Le Stories sono particolarmente potenti per creare intimità con la tua audience: non richiedono perfezione, richiedono autenticità. I Reels funzionano bene per la reach e la discovery, soprattutto se produci micro-contenuti educativi adattati al tuo settore.
La strategia multipiattaforma più efficace è quella che prevede una piattaforma primaria — dove investi il 60-70% delle tue energie — e una secondaria, usata in modo complementare con contenuti adattati e non semplicemente duplicati. Stesso messaggio, formato diverso.
Content marketing per il personal brand: posizionarsi, non solo postare
Il content marketing è il cuore di qualsiasi strategia di personal branding digitale. Ma c’è una distinzione importante da fare: non si tratta di “postare”, si tratta di posizionarti.
I contenuti che costruiscono un personal brand forte partono sempre da tre elementi: le competenze (cosa sai fare), i valori (in cosa credi) e le esperienze (cosa hai vissuto). Punta allo storytelling con esempi concreti, mostra il processo, inclusi gli errori e le lezioni apprese, e privilegia la coerenza sulla perfezione.
Per mantenere la coerenza nel tempo, è utile definire i propri content pillar: i tre o quattro temi ricorrenti attorno ai quali costruisci la tua presenza online. I pilastri tipici per un personal brand professionale includono l’expertise nel proprio campo, i valori personali e professionali, il percorso e il dietro le quinte, e — opzionalmente — una passione personale collegata al proprio posizionamento.
Avere dei pilastri chiari ti aiuta a non restare mai a corto di idee, a mantenere la coerenza nel tempo e ad attrarre esattamente il pubblico che vuoi.
Community building: le relazioni
Il punto su cui torno sempre, perché è quello che distingue un personal brand che dura da uno che si esaurisce presto, è questo: non si tratta di quanti follower hai. Si tratta di quante persone si fidano di te.
Una community vera non è un numero. È un gruppo di persone che trova valore in quello che condividi, che interagisce attivamente (anche tra loro, non solo con te) e che ti sceglie e ti consiglia quando ne ha bisogno.
Le relazioni autentiche si costruiscono dando prima di chiedere. Il vecchio approccio: pubblico, aspetto i like, spero che qualcuno compri, non funziona più. Il nuovo approccio è: do valore, creo conversazioni, costruisco fiducia, e le opportunità arrivano naturalmente.
In pratica, questo significa dedicare ogni giorno 20-30 minuti al networking attivo: commentare i post di persone del tuo settore aggiungendo valore reale, rispondere a ogni commento sui tuoi contenuti entro la prima ora, coltivare conversazioni in corso e cercare nuove connessioni strategiche.
Per creare conversazioni invece di monologhi, concludi i tuoi post con domande aperte, usa i sondaggi nelle Stories, condividi work in progress e chiedi feedback genuino. Ogni interazione è un’occasione per trasformare un contatto in una relazione.
Conclusioni
Costruire un personal brand richiede tempo, chiarezza e consistenza. Non è qualcosa che si fa in un pomeriggio. Ma è uno degli investimenti più importanti che puoi fare come professionista o imprenditrice, perché lavora per te anche quando tu non ci sei.
Parti da chi sei. Definisci cosa offri e a chi. Scegli le piattaforme giuste. Crea contenuti che ti rappresentano davvero. E costruisci relazioni, non numeri. Il resto viene da sé.
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