Sorsi di Contenuti: Intervista a Simone Bennati

Simone Bennati è un blogger e un social-media manager ben noto nel web italiano. Un professionista rigoroso e appassionato, Simone ha anche uno stile di comunicazione molto originale e un seguito attivo ed entusiasta sui social network. Chi meglio di lui dunque per parlare un po’ del rapporto fra forme e contenuti, fra limiti e possibilità nella comunicazione e nel marketing digitali? Buona lettura.

 

Ciao Simone, grazie per aver accettato di rispondere a questa intervista! La prima domanda è d’obbligo. Per anni ti sei occupato di Grafica e Web Design, poi ti sei spostato sempre di più verso il Blogging e la comunicazione sui Social Media. Puoi parlarci delle ragioni di questo cambiamento?

A differenza di quanto si potrebbe pensare, il passaggio dal Web Design al Social Media non è stato dettato dalla necessità di un momento, ma dal forte interesse che ho sempre nutrito nei confronti della comunicazione. È dal 2004, infatti, che passo da una piattaforma di Blogging all’altra alla ricerca della mia dimensione ideale. Con l’arrivo dei Social Network, poi, alla passione per la scrittura si è prepotentemente aggiunta quella per il dialogo, dando così vita ad una combinazione di elementi che mi ha totalmente rapito. Dopo aver approfondito il mondo dell’immagine, quindi, ho capito che era arrivato il momento di dedicarmi a quello della parola. Di lì a poco ho dato vita a Bennaker.com, il quale non solo rappresenta una vetrina professionale, ma anche e soprattutto un appagante punto di arrivo.

Qual è stato l’impatto di piattaforme come WordPress su Grafica e Web Design da una parte e sulla produzione e la gestione dei contenuti dall’altra? Quali sono i vantaggi principali di questi nuovi CMS [acronimo in inglese che significa “sistema di gestione dei contenuti” — NdC]? E gli svantaggi?

Checché ne dicano i “puristi del Web”, il più grande merito di WordPress è quello di aver permesso a molti di dare vita al proprio “avamposto digitale” senza dover spendere una fortuna. Questo, da un lato, ha fatto sì che singoli individui e piccole realtà potessero comunque ricavarsi un loro spazio in Rete; dall’altro, invece, ha favorito il proliferare di “siti fotocopia” e di bassa qualità. Dal mio punto di vista, i CMS non rappresentano la fine dell’originalità, né il trionfo del fai da te scriteriato e fuori controllo. Come tutte le cose, però, WordPress e i suoi fratelli hanno dei pro e dei contro e solo il consiglio di un esperto può indirizzare l’utente verso la scelta migliore. Vantaggi e svantaggi dipendono, quindi, dalla natura del singolo progetto e da quelle che sono le proprie esigenze e i propri obiettivi.

Sempre più spesso si trovano online riflessioni su come il Web di oggi sia meno libero del Web di ieri. Sei d’accordo? Com’è il tuo Web ideale?

Quello della libertà sul Web è un argomento estremamente delicato, in quanto delicato, nonché fortemente soggettivo, è il concetto di libertà stesso. C’è chi vede la libertà come la possibilità di agire nell’anonimato e chi, invece, si accontenterebbe di potersi esprimere nei toni e nei modi che più gli appartengono. Il fatto è che il Web, se non venisse regolamentato, si trasformerebbe nottetempo in una giungla e a farne le spese sarebbero, come solito, gli individui più deboli. “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”, diceva Martin Luther King, ma quanti, ad oggi, dimostrano di ispirarsi al medesimo principio?

L’esperienza online è sempre più frenetica. Le persone leggono sempre meno e preferiscono contenuti veloci o comunque dinamici (immagini, memi, video, post e commenti “aforistici”, ecc.). Come può fare un blogger per competere?

Se la buttiamo sul piano della competizione, allora abbiamo già perso la nostra sfida. Non ci può e non ci deve essere competizione tra i contenuti testuali e quelli di altra natura, ma piuttosto un sano affiancamento. Se ci mettiamo a contare quanti like prende mediamente un selfie e quanti, invece, ne prende un blog post condiviso su Facebook, non ne usciamo più. Lo stesso dicasi per il confronto tra un articolo di approfondimento e un video demenziale o tra una guida tecnica e la GIF animata di un gattino. Sono contenuti profondamente diversi, i quali si rivolgono a tipi di pubblico altrettanto diversi. Ad oggi, la cosa migliore che un blogger può fare è arrendersi all’idea che la scrittura è solo una delle tante forme di comunicazione a sua disposizione. Indi per cui, il trucco sta nell’adattare il proprio messaggio ad ognuna di queste, scegliendo di volta in volta quella che si presuppone possa portare i maggiori risultati.

Oltre che un produttore di contenuti sei anche uno studioso attento degli stessi mezzi di comunicazione e di marketing che usi (forse anche perché per tanto tempo hai lavorato agli aspetti tecnici dietro le quinte). Ho notato che ultimamente ti stai interessando molto ai social ads. Che cosa stai scoprendo?

Quello del Social Advertising è un mondo affascinante, ma anche estremamente complesso. Facebook, da questo punto di vista, è il Re e né Twitter, né LinkedIn permettono di raggiungere il proprio pubblico di riferimento con la stessa efficacia. Alla luce dei primi risultati, però, sento di dover comunque condividere una breve osservazione: dal punto di vista del rapporto che viene a crearsi tra persona e azienda, non c’è paragone tra un utente che arriva attraverso una sponsorizzazione e uno che, invece, scopre il tuo brand in maniera “organica”. Fare promozione a pagamento da sì visibilità, ma si tratta comunque di un approccio artificioso, “forzato”. Quando invece qualcuno arriva a te perché cercava qualcosa e tu glielo hai fornito, il legame che viene a crearsi è 100.000 volte più forte.

Grazie per i tanti spunti interessanti, Simone! Siamo davvero lieti di ospitare i tuoi sorsi di saggezza sul nostro sito. A presto!