A maggio sono salita sul palco del Festival degli Spumanti di Capitanata, a San Severo, per parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore: come le cantine possono intercettare e conquistare il nuovo enoturista attraverso il digitale. Riporto qui i punti chiave del mio intervento, perché credo che ogni cantina, grande o piccola, con budget importanti o limitati, possa applicarli fin da subito.
Chi è il nuovo enoturista
Se pensi ancora all’enoturista come al sommelier appassionato o al collezionista di etichette rare, è il momento di aggiornare l’immagine. Oggi hai davanti un viaggiatore esperienziale, digitalmente autonomo, che appartiene anche alla Gen X. Pianifica il viaggio con cura, confronta decine di opzioni, legge recensioni, guarda video e chiede consigli alle community online. Aggiungo un dato che spesso sorprende: due terzi degli ospiti sono italiani. Il turismo del vino, insomma, non è solo un affare internazionale.
È mobile-first, visual-driven e local-aware
Tre caratteristiche definiscono questo nuovo pubblico, e tutte e tre hanno conseguenze dirette sulla tua strategia digitale.
È mobile-first: il 70% delle ricerche legate al turismo avviene da smartphone. La prima impressione della tua cantina è quasi sempre quella di una pagina web vista su un piccolo schermo, mentre chi cerca è in viaggio o seduto a un bar. Se il tuo sito non è veloce e ottimizzato per il mobile, stai perdendo quella prima impressione prima ancora di poterla costruire.
È visual-driven: Instagram, Pinterest e TikTok hanno abituato il turista a scegliere le destinazioni con gli occhi. Se non c’è una fotografia che racconta il paesaggio, la vigna al tramonto, l’accoglienza in cantina, quella destinazione semplicemente non esiste nella sua mappa mentale.
È local-aware: non cerca un “wine tour generico”. Vuole capire che cosa rende unico quel suolo, quel vitigno, quella famiglia. Il territorio, con la sua identità culturale e gastronomica, è parte integrante del prodotto che sta acquistando, non un elemento di contorno.
Il percorso di ricerca, dalla domanda al click
Il viaggio dell’enoturista segue un percorso piuttosto prevedibile, e conoscerlo ti aiuta a presidiarlo punto per punto. Parte da una ricerca generica su Google: “cosa visitare in…”, “migliori cantine”, “enoturismo weekend”, poi si affina su TripAdvisor e Google Maps. Si arricchisce attraverso Instagram e i blog di settore, e si conclude con la prenotazione diretta o tramite piattaforme dedicate come Winedering, Divinea o Airbnb Experiences.
Ogni punto di questo percorso è un’opportunità per intercettarlo, convincerlo, farlo scegliere te. Ma solo se sei presente, visibile e coerente lungo tutto il tragitto.
Vale la pena ricordare anche un principio più generale: un territorio ha una presenza fisica: le colline, i vigneti, i borghi, le strade del vino; ma ha anche una presenza digitale, fatta di pagine web, profili social, recensioni, contenuti, mappe. Ed è questa presenza digitale a determinare chi ti trova e chi ti sceglie tra le decine di alternative disponibili online.
La buona notizia? Questa geografia digitale non dipende dalle dimensioni della tua azienda né dal budget. Dipende dalla coerenza, dalla qualità dei contenuti e dalla consapevolezza strategica.
I pilastri della visibilità digitale per l’enoturismo
Durante il convegno ho identificato quattro elementi su cui costruire, in modo pratico, la tua presenza online.
Sito web, Google Business Profile, piattaforme e social
Il sito web non deve essere una brochure digitale, ma un vero strumento di marketing: veloce, mobile-friendly, tradotto, con sezioni dedicate all’accoglienza e alla prenotazione delle esperienze. La sezione “Visita e degustazione” deve essere facile da trovare e ancora più facile da prenotare: se richiede troppi passaggi, perdi la conversione.
La scheda Google Business Profile è il tuo biglietto da visita locale, spesso il primo punto di contatto per chi cerca una cantina in zona. Orari aggiornati, foto recenti, risposta alle recensioni, link diretto alla prenotazione: una scheda curata può fare la differenza tra un click e uno scroll verso la distrazione.
I social, e in particolare Instagram, funzionano come il “catalogo esperienziale” che il turista consulta prima di decidere se venire. Non si tratta di pubblicare foto del vino, ma di raccontare il territorio, le persone, le stagioni, i valori. Un profilo curato è più convincente di qualsiasi brochure.
Piattaforme di prenotazione e contenuti che raccontano il territorio
Le piattaforme di prenotazione esperienze come winetourism.com, GetYourGuide e Airbnb Experiences intercettano un pubblico internazionale già pronto all’acquisto. Essere presenti su di esse, con schede ottimizzate e foto professionali, significa aprire un canale di vendita aggiuntivo che lavora anche quando tu non sei online.
Ma il vero motore di tutto è il contenuto. Ne distinguo tre tipi, e ti consiglio di usarli tutti:
- il contenuto di territorio, che racconta il contesto geografico, storico e culturale in cui nasce il vino; non solo come si produce, ma perché quel luogo è unico;
- il contenuto esperienziale, che mostra cosa succede in cantina quando arriva un ospite: tour, degustazioni, cene tra i vigneti, vendemmie partecipate. Le foto, i video e le testimonianze degli ospiti costruiscono una prova sociale potentissima, soprattutto quando sono i tuoi visitatori stessi a generarle (i cosiddetti UGC, user generated content);
- il contenuto di prossimità, che racconta ciò che circonda la cantina: i borghi, i ristoranti, le strade del vino, gli eventi locali. Trasformandola da meta singola a punto di partenza per un’esperienza territoriale più ampia.
Una regola d’oro vale per tutti e tre: coerenza prima della quantità. Non serve essere ovunque né pubblicare ogni giorno. Serve essere presenti in modo coerente, riconoscibile, autentico. Serve, in una parola, una strategia.
Nel mio intervento ho toccato anche alcune tendenze che stanno ridisegnando il settore e che meritano attenzione nei prossimi mesi: la comunicazione autentica della sostenibilità (biologico, biodinamica, biodiversità, sempre che sia vera e non greenwashing), l’intelligenza artificiale come assistente e non come sostituto per le piccole realtà senza team di marketing dedicato, e la crescita del turismo di prossimità, che sta allargando la stagione.
In conclusione
Il filo che lega tutto ciò che ho condiviso a San Severo è questo: la geografia digitale della tua cantina si costruisce, un contenuto alla volta, con coerenza più che con quantità. Non ti serve un budget enorme per essere trovato, scelto e ricordato. Ti serve capire chi cerchi, dove ti cerca, e presidiare quei punti di contatto con autenticità. Dal vigneto al click, il percorso è più breve di quanto pensi.
Se vuoi approfondire questi temi, ne parlo anche nel mio libro Digital Wine Marketing: Guida alla promozione online del vino e dell’enoturismo, edito da Hoepli. E se hai bisogno di supporto per costruire la tua strategia digitale, contattami.