Nel mercato enogastronomico contemporaneo, dove la qualità del prodotto è ormai uno standard e quasi tutti comunicano attraverso canali digitali curati, la vera sfida è creare un legame emotivo autentico con il pubblico. Il consumatore moderno non cerca solo un buon vino o un’ottima cena: cerca storie da vivere, esperienze da ricordare, emozioni da condividere.

Ma come si può emergere in un panorama saturo di contenuti, dove ogni cantina racconta la propria storia e ogni chef comunica la propria filosofia? La risposta sta nell’innovazione strategica applicata all’identità di marca, esplorando dimensioni comunicative ancora poco presidiate. Una di queste è il marketing olfattivo, capace di creare distintività reale e memorabilità duratura attraverso il senso più antico e potente: l’olfatto.

Di questo tema affascinante abbiamo parlato nel webinar del 9 dicembre con Ilaria Legato, autrice del libro “Io sono naso”, che ci ha guidato alla scoperta del logo olfattivo come strumento strategico per il branding. In questo articolo voglio condividere con te i punti salienti di quell’incontro, per aiutarti a comprendere come l’identità olfattiva possa trasformare radicalmente la percezione del tuo brand.

 

Oltre l’identità visiva: il brand diventa esperienza multisensoriale

L’identità di marca come sistema integrato

Tradizionalmente, quando pensiamo all’identità di marca nel wine & food, ci concentriamo su elementi visivi e testuali: l’etichetta del vino e il suo design, il sito web e i social media, la comunicazione pubblicitaria, il packaging. Tutto questo è importante, ma rappresenta solo una parte dell’identità.

Un brand forte oggi è un brand che sa orchestrare tutti i punti di contatto con il pubblico, sia digitali che fisici, creando coerenza ed emozione in ogni touchpoint. È un brand che pensa alla customer experience non come somma di singoli momenti, ma come percorso narrativo continuo che coinvolge la totalità della persona.

Perché i sensi fanno la differenza

Quando visitiamo una cantina, ceniamo in un ristorante, alloggiamo in un albergo o partecipiamo a un evento enoturistico, non utilizziamo solo gli occhi: ascoltiamo, tocchiamo, assaggiamo, annusiamo. Le esperienze più memorabili sono quelle che coinvolgono tutti i sensi, creando connessioni profonde tra sensazioni fisiche ed emozioni.

Le neuroscienze ci insegnano che le esperienze più indelebili sono quelle che toccano direttamente il sistema emotivo, non solo la parte razionale del cervello. Eppure, nella progettazione del brand, spesso trascuriamo dimensioni sensoriali potentissime che potrebbero fare la differenza tra un’esperienza dimenticabile e un ricordo indelebile.

Dal marketing che mostra al marketing che fa sentire

Il passaggio fondamentale che stiamo vivendo è questo: da un marketing che “mostra” il brand a un marketing che permette di “viverlo”. Da una comunicazione che “dice” al pubblico cosa siamo a un’esperienza che “fa sentire” chi siamo. In questo scenario, l’olfatto offre opportunità strategiche ancora largamente inesplorate, capaci di trasformare radicalmente la percezione del brand e la fedeltà del cliente.

 

Il potere del marketing olfattivo: scienza, emozione e strategia

L’olfatto e la memoria

Esiste una dimensione sensoriale straordinariamente potente dal punto di vista emotivo e mnestico, spesso sottovalutata nella strategia di brand: l’olfatto. A differenza di altri sensi, l’olfatto ha una connessione diretta con le aree cerebrali responsabili delle emozioni e della memoria.

Quando parliamo di memoria olfattiva, distinguiamo due tipologie fondamentali:

Memoria Episodica: riguarda gli episodi personali legati a un odore, ha un contesto preciso (dove, quando, con chi) ed è profondamente connessa alle emozioni. L’odore del pane appena sfornato che ci riporta alla cucina della nonna la domenica mattina è un perfetto esempio di memoria episodica.

Memoria Semantica: riguarda le conoscenze generali sugli odori, priva di contesto soggettivo, include concetti, categorie e significati condivisi. Quando riconosciamo l’odore della lavanda o sappiamo che il profumo di agrumi è considerato fresco, stiamo attivando la memoria semantica.

Come gli odori influenzano il comportamento

È stato dimostrato che l’uso di certe fragranze può stimolare e influenzare permanenza e vendite, incidendo sull’unicità del prodotto o servizio. Pensiamo al profumo di vaniglia, che assomiglia al latte materno agendo come stimolo priming, richiamando sensazioni di nostalgia e infanzia.

L’olfatto diviene un elemento progettuale dinamico in grado di influenzare la geometria degli ambienti e le persone. Progettare con gli odori significa concepire l’aria stessa come medium, orchestrando una composizione olfattiva dotata di identità e drammaturgia.

Il logo olfattivo come asset strategico

Con Brand Identity si intende l’insieme dei codici visuali, testuali, verbali, sonori, olfattivi e tattili che, coerentemente con gli obiettivi strategici, hanno il compito di rendere riconoscibile l’emittente e di costruire una memorizzazione differenziante.

Il logo olfattivo rappresenta la dimensione di senso e poetica del brand: quella dimensione che si sente, si tocca, si annusa. È l’espressione verbale, visiva e olfattiva della dimensione strategica del brand (scopo, valori, visione, missione).

Applicazioni concrete nel settore Wine & Food

La progettazione dell’esperienza olfattiva

Il settore Wine & Food è per sua natura il terreno ideale per sperimentare approcci innovativi al branding olfattivo. Siamo già un settore esperienziale: enoturismo, degustazioni, cene, eventi. Abbiamo già il “palcoscenico” dove far vivere il brand in modo immersivo.

Un esempio eccellente è il Magna Pars Milano, che ha progettato un’esperienza olfattiva completa: 68 fragranze per 68 suite, accoglienza personalizzata, un bar lounge chiamato “Liquidambar” con aperitivo olfattivo e il ristorante “Da Noi In” con cena a parfum. Ogni aspetto del servicescape, l’ambiente fisico nel quale si immerge il cliente, è stato progettato considerando la dimensione olfattiva.

Narrazioni olfattive nella ristorazione d’autore

Chef innovativi stanno già sperimentando il connubio tra cucina e marketing olfattivo. Lo chef Daniel Canzian al ristorante “Canzian” ha creato il piatto e logo olfattivo “Serra San Marco”, mentre lo chef Federico Rottigni da “Sensorium” ha sviluppato il piatto con logo olfattivo “Serendipity”.

Questi esempi dimostrano come il logo olfattivo possa diventare parte integrante dell’esperienza gastronomica, creando una firma sensoriale unica e memorabile che va oltre il semplice gusto del piatto.

Il futuro della tecnologia olfattiva nel vino

Nel settore enologico, il naso elettronico si è rivelato uno strumento prezioso per il controllo della qualità del vino, monitorando la maturazione delle uve, valutando protocolli agronomici e di vinificazione e identificando precocemente difetti olfattivi come lo “smoke taint”.

Questo approccio tecnologico si avvicina all’esperienza umana dell’olfatto, ma resta ancora distante dalla profondità emozionale e contestuale con cui l’uomo interpreta un profumo. La sfida futura sarà integrare la precisione tecnologica con la capacità di creare esperienze emotive autentiche.

Perché Investire nel Marketing Olfattivo

Il nostro pubblico cerca autenticità. I consumatori di esperienze enogastronomiche di qualità sono persone sofisticate, attente, curiose. Non si accontentano della superficie: vogliono capire, approfondire, emozionarsi. Sono il pubblico perfetto per strategie di brand innovative e ricercate.

Il valore è sempre più esperienziale. Il prezzo di un vino o di una cena non è più determinato solo dalla qualità intrinseca del prodotto, ma dall’unicità e dalla memorabilità dell’esperienza complessiva. Chi sa progettare esperienze distintive può posizionarsi su fasce di valore superiori.

L’identità olfattiva rappresenta una frontiera ancora poco presidiata nel Wine & Food, un’opportunità concreta per creare differenziazione autentica in un mercato saturo. Non si tratta di una moda passeggera, ma di applicare le conoscenze neuroscientifiche e psicologiche alla strategia di brand, creando touchpoint memorabili che rafforzano l’identità e la riconoscibilità.

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